Il Torrazzo, simbolo di Cremona, è la torre campanaria medievale più alta d’Europa in laterizi: alto 112,54 metri, è costruito a doppia canna, si compone cioè di due torri inserite l’una nell’altra; nell’intercapedine corre una scala di 502 gradini. Esternamente la torre è suddivisa in due parti che permettono di leggere le vicende stilistiche: la parte inferiore, a base quadrata, sulla cui epoca di costruzione mancano dati certi, è scandita da una serie di piani marcati da cornici decorate con archi ciechi intrecciati, sulle quali poggiano le aperture costituite da monofore, bifore, quadrifore fino all’aerea loggetta terminale; la parte superiore è costituita dalla Ghirlanda, costruita fra il 1284 e il 1305 in stile gotico, creata mediante la sovrapposizione di due tamburi ottagonali scalati e scanditi da arcature a tutto sesto e dalla cuspide conica.
L’orologio astronomico, vero capolavoro di meccanica, fu realizzato a partire dal 1582, anno della riforma gregoriana del calendario, da Giovanni Francesco e Giovanni Battista Divizioli, mentre la decorazione del quadrante fu affidata ai pittori Giovanni Battista Dordoni e Martire Pesenti.
Seguì lungo i secoli una serie di ridipinture, fino ai più recenti restauri (1974) dovuti, per la parte meccanica a Vincenzo e Pietro Ferraroni, per il calcolo astronomico ad Achille Leani e per la parte decorativa - la fascia dello zodiaco - a Mario Busini.

torrazzo
7.

Terrazza panoramica

Da questa terrazza è possibile godere di un paesaggio mozzafiato. Il vostro sguardo spazia fino all’orizzonte sulla Pianura Padana, al centro della quale si trova la città di Cremona. Nelle giornate più limpide, guardando verso nord è possibile scorgere le Prealpi, verso sud vedrete i primi colli appenninici.      
Dominano i tipici colori della campagna che circonda la città, i quali variano al variare delle stagioni offrendo un panorama in continuo cambiamento. L’occhio del visitatore rimane rapito dallo scenario che può ammirare da un punto di osservazione così privilegiato, che svetta alto sopra tutto e sopra tutti, avvicinandoci al cielo e a Dio.  
6.

Terrazza della città

Dopo le fatiche della salita il visitatore può finalmente riposare e porgere il suo sguardo sulla città. È un punto di vista unico quello che offre il Torrazzo. Vediamo lo sviluppo del tessuto urbano, dal centro storico alla periferia. Si rimane impressionati dalla regolarità dei filari di rossi coppi che rivestono i tetti degli edifici, com’è consuetudine in questa parte d’Italia. Impossibile non rimanere affascinati dalla visione dall’alto della Cattedrale e del Battistero.    
  I numerosi campanili delle chiese cittadine sono fondamentali punti di riferimento che rendono nota la posizione degli edifici sacri disseminati per tutta la città. (Sul parapetto sono specificate le direzioni in cui si trovano alcune località nei dintorni di Cremona in modo da offrire un’indicazione su ciò che si sta osservando).
5.

Cella campanaria

Le campane sono state per secoli la voce della città, hanno segnato i momenti di festa e di dolore, nel passato hanno emesso segnali di emergenza, per esempio per avvisare in caso di incendi o di avvistamento di nemici.

Questi battacchi sono gli originali del primo concerto, ritrovati e conservati dal sig. Ferdinando Giordano fondatore dell’Archeoclub Cremona.

I bronzi originali sono stari rifusi nel 1744 dal milanese Bartolomeo Bozzi per realizzare l’attuale poderoso concerto, composto da sette campane del peso compreso tra i 465 kg della più piccola e i 3270 kg della più grande.

La campana delle ore è visibile sull’aerea terrazza alla sommità della salita ove lo sguardo spazia verso l'orizzonte, era chiamata il “Re” battiore e porta la data del 1581.


Il torrazzo ospita un concerto di 7 campane dal peso compreso tra i 465 kg della più piccola ai 3.270 Kg della più grande. Sono intonate in scala di Lab maggiore e un'ottava campana detta la campana delle ore è visibile sulla terrazza alla sommità della salita, era chiamata il “Re” battiore e porta la data del 1581. Ad ognuna delle campane è stato assegnato un santo abbinato a una nota:
  • S. Barbara Eurasia - LA bemolle acuto
  • S. Antonio da Padova - FA
  • S. Nicola da Tolentino - MI bemolle
  • S. Agata - RE bemolle
  • S. Teresa - DO
  • S. Maria Lauretana - SI bemolle
  • S. Omobono e Imerio (protettori di Cremona) - LA bemolle grave della campana centrale, quella più importante.
   
4.

Sala dell’astronomia

IL FASCINO DELL’ASTRONOMIA

SEMBRIAMO FERMI. MA COME CI MUOVIAMO NELLO SPAZIO?
  • Circa 1.100 km/h per la rotazione della Terra
  • 107.000 km/h per la rivoluzione della Terra intorno al Sole
  • 792.000 km/h per la rivoluzione del Sole nella Galassia (Via Lattea)

La Terra non è che uno dei miliardi di miliardi di corpi celesti e ruota attorno al proprio asse in 23 ore 56 min 4 sec rispetto alle Stelle, e in 24 ore rispetto al Sole. Le recenti misurazioni, fatte con precisissimi orologi atomici stanno dimostrando che la velocità di rotazione non è costante, per vari fenomeni: quello più importante è l’azione congiunta dell’attrazione gravitazionale della Luna (per il 75%, e del Sole per il 25%) che genera le maree, il cui attrito con il fondo degli oceani rallenta la rotazione della Terra. Per cui i nostri giorni sono più lunghi di quelli degli antichi. L’allungamento del giorno è stimato in 1,8 millisecondi al secolo. Noto il raggio medio della Terra all’equatore di 6.378 km, è possibile conoscere la circonferenza, che è di oltre 40.000 km. Una località posta sull’equatore compie il giro in un giorno alla velocità di quasi 1.700 km/h. Ai poli, che sono sull’asse, la velocità di rotazione è nulla. Cremona è all’incirca a metà tra il polo e l’equatore, ovvero a una latitudine di + 45° 8’. La sua velocità di rotazione vale oltre 1.100 km/h. Sappiamo poi che la Terra ruota intorno al Sole a una distanza media di 149 milioni di km, la circonferenza vale oltre 936 milioni di km che percorriamo in circa 365 giorni, questo corrisponde ad una velocità orbitale media di circa 107.000 km/h, pari a quasi 30 km/s.

Sappiamo anche che il sistema solare ruota con la galassia, ed è stimata una velocità di rotazione di circa 792.000 km/h, pari a circa 220 km/s. Poi, la galassia è soggetta all’espansione dell’Universo sembra a oltre 3,6 milioni di km/h rispetto alle galassie più lontane.

Se ci è chiaro che non ci possiamo accorgere dell’allungamento dei giorni, causato dalla piccolissima diminuzione della velocità di rotazione della Terra, com’è possibile non rendersi conto delle elevatissime velocità degli altri moti? Il motivo è che ci accorgiamo solo delle accelerazioni, decelerazioni o cambi di direzione, ma siamo del tutto indifferenti alle velocità.

Si può immaginare un viaggio cavalcando un raggio di luce: in un decimillesimo di secondo raggiungeremmo la stratosfera, poco più di un secondo dopo saremmo alla Luna e dopo mezza giornata ben oltre Plutone. Occorreranno poi quattro anni e tre mesi per arrivare ad Alfa del Centauro, cinquantamila anni per costeggiare il confine della nostra galassia, e oltre due milioni di anni per giungere alla galassia più vicina (Andromeda).

Già nel 1632 Galileo Galilei, nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, divulgava il principio d’inerzia narrando famosi esperimenti a bordo di una nave ove i passeggeri sotto coperta non potevano rendersi conto del moto. Restando alla nostra Terra, in realtà il suo moto è la combinazione di moti non rigorosamente rettilinei ma curvilinei, lo scostamento fra l’arco compiuto e la direzione rettilinea è presente anche se minimo e non si percepisce normalmente. Lo scostamento è per esempio dovuto al moto di rotazione della Terra, manifestato dalla deflessione del piano di oscillazione del grave del pendolo di Foucault.

 

 

VIAGGIO IMPOSSIBILE

Negli ultimi anni, gli astrofisici hanno scoperto che attorno a centinaia di stelle appartenenti alla nostra Galassia esistono pianeti come quelli che formano il nostro sistema solare, dai giganti gassosi come Giove e Saturno, ai pianeti rocciosi delle dimensioni comparabili a quelle della Terra.

Come potremo venire in contatto o magari esplorare questi nuovi mondi, arrivare fin dove nessun uomo è mai giunto prima?

Le enormi distanze tra le stelle riducono molto la possibilità di raggiungere questi pianeti, ma rimane la speranza che un giorno, chissà in quale forma, si potrà anche solamente comunicare con tali mondi.

Entro una distanza di 20 anni luce dal Sole (circa 200 mila miliardi di chilometri) sono note ben 5 stelle che possiedono pianeti di tipo terrestre: Alpha Centauri, Tau Ceti, Gliese 876, Epsilon Eridani e Gliese 581. Questi sono attualmente i sistemi extrasolari noti a noi più vicini.

Compiere un viaggio interstellare, anche di pochi anni luce, è un’operazione complessa che pone sfide incredibili, ma la progettazione delle astronavi è già iniziata!

Daedalus e Icarus sono i nomi di alcuni dei progetti che emeriti scienziati di tutto il mondo stanno sviluppando.

 

LETTERA DA UN ABITANTE DI ANDROMEDA

Cari abitanti terrestri,

vi scrivo da un pianeta lontano oltre due milioni di anni luce. Stasera puntate il vostro telescopio verso di me e vedrete una piccola luce, la mia galassia; anch’io alcune volte osservo il cielo in cerca della vostra casa: la Via Lattea. Ora so che non siamo soli nell’Universo e provo una gioia immensa quando osservo la costellazione dove vivete. Là tra miliardi di stelle ci siete voi che sulla Terra girate attorno al Sole.

Vi abbraccio come un fratello perché io e voi abbiamo avuto un’origine comune tredici miliardi di anni fa nel Big Bang.

Voi dipendete dalla Terra che vi nutre e dal Sole che vi riscalda. Il vostro codice genetico è simile a quello di tutti gli altri esseri viventi perché l’evoluzione della vita vi lega ad un’origine comune nata circa tre miliardi e mezzo di anni fa. Tutto è connesso e noi e voi con gli occhi della mente siamo l’Universo che guarda con stupore se stesso.

Se tutti i popoli osservassero la Terra da qui dove la vedo io, capirebbero di abitare in un’unica casa.

Vi auguro di saper gestire con saggezza tutte queste nuove conoscenze per vivere felicemente e in pace, senza più conflitti inutili tra di voi.

Un caloroso saluto da γ

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IL FASCINO DELL’ASTRONOMIA

il fascino dell'astronomia

 

IL PENDOLO DI FOUCAULT

        Il pendolo di foucault
3.

Sala della misura del tempo

IL FASCINO DI MISURARE IL TEMPO

Il Tempo è un’entità astratta che sin dai tempi antichi l’uomo ha cercato di comprendere e controllare.Nei secoli notevole è stato l’ingegno profuso per indagare la sua natura e realizzare gli strumenti per misurarlo.Gli oggetti esposti sono originali, riproduzioni o rivisitazioni di celebri segnatempo. Principalmente sono orologi solari e meccanici.Esclusi i due grandi orologi da torre, tutti gli altri sono opere di tre appassionati cultori cremonesi delle antiche tecniche:

Pieraugusto Grisoli, Giancarlo Bassani, Alessandro Maianti.

 

L'uomo primitivo comprese presto l’importanza di misurare il tempo utilizzando i fenomeni celesti, quali l’alternanza del giorno e della notte, il moto del Sole e delle Stelle o le fasi della Luna, per realizzare calendari e lunari.

In seguito, per misurare brevi intervalli di tempo sono state impiegate le soluzioni più varie: ombre negli orologi solari, flussi d’acqua o sabbia nelle clessidre, il lento consumarsi di candele graduate, fino all’arrivo, nel XIII secolo, dei primi orologi meccanici.

Il tempo non è altro che il nostro rapporto con i fenomeni che ci circondano, è nelle cose fisiche ma è anche nella nostra psiche.

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IL FASCINO DI MISURARE IL TEMPO

sala misura del tempo
2.

Sala del meccanismo

L’orologio è stato realizzato da Francesco Divizioli negli anni della riforma gregoriana del calendario, entrata in vigore nel 1582. Ha sostituito un precedente orologio di cui si hanno scarse notizie. Il meccanismo è originale tranne il pendolo che, essendo stato introdotto successivamente, ha sostituito il meno preciso foliot, sistema di scappamento che determina gli intervalli di tempo.

I ruotismi della parte astronomica azionano l’indice del Drago per la determinazione delle eclissi, sia di Sole, sia di Luna. Questo del Torrazzo è l’unico orologio da torre in Italia a fornire questa indicazione.

La torre porta ben due meridiane che indicano l’istante del mezzogiorno: una, quella esterna, è visibile dalla piazza; l’altra, interna, serviva al moderatore quando non si disponeva di altri mezzi per la regolazione dell’orologio.

 

Ogni giorno il Sole compie la sua apparente traiettoria in cielo e quando si trova nel suo punto più alto (in astronomia si dice culmine) è mezzogiorno. In questo momento un raggio di luce entra dalla parete sud della torre e finisce sulla linea meridiana tracciata a terra e sulla parete, indicando così l’istante del mezzodì. Inoltre, grazie alla variazione di altezza dell’astro in cielo, che determina lo spostamento della luce sulla linea, si ha anche l’indicazione calendariale. Deve essere chiaro che la meridiana fornisce sempre il mezzogiorno vero del luogo, questo differisce da quello indicato dai nostri orologi che sono regolati con il tempo medio del nostro fuso orario, quello dell’Europa centrale. Il mezzogiorno solare vero nel corso dell’anno anticipa o ritarda quello civile per un valore che può raggiungere 14 minuti di ritardo e 16 di anticipo. Ciò è determinato principalmente dal fatto che l’orbita della Terra intorno al Sole non è circolare ma ellittica. Per evitare calcoli si riporta in tabella l’ora del passaggio del Sole in meridiano a Cremona.

 
1.

Sala del quadrante

Gli strumenti per la misura del tempo sul Torrazzo di Cremona

La comprensione del tempo e la sua misura sono stati certamente uno dei più importanti problemi affrontati dall’uomo nel corso dei secoli; un grande orologio o una funzionale meridiana erano simbolo di prestigio, strumenti scientifici, norme di vita. La volta celeste che ci sovrasta e ammiriamo in una notte serena è una parte dell’Universo, in cui bruciano grandissimi globi di fuoco e si muovono astri che fin dall’antichità hanno affascinato gli uomini e destato il loro interesse. L’orologio astronomico è una rappresentazione del cielo, ove le costellazioni dello zodiaco sono ciclicamente attraversate, nel loro perenne moto apparente, dal Sole e dalla Luna: gli astri che da millenni hanno segnato il tempo dell’uomo. La grande dimensione della torre del Duomo di Cremona ben si prestava a realizzare un quadrante eccezionalmente ampio, la cui superficie super abbondantemente i 50 m2, forse il più grande al mondo. Il quadrante originale rappresentava tutto il sapere astrologico-astronomico dell’epoca, una mirabile sintesi della cultura antica, medioevale e rinascimentale.        

L’orologio astronomico e i suoi meccanismi

Un peso (o grave) è legato ad una fune e questa avvolta su un tamburo, secondo l’antico sistema dei verricelli utilizzati per sollevare l’acqua dai pozzi. È questa la fonte di energia per l’orologio. Mediante un sistema di ruote dentate (traino o treno del tempo), il movimento del tamburo è ampliato fino ad una ruota, detta coronata per dei particolari pioli entro i quali agisce il sistema di “scappamento”. Questo, tramite un pendolo che fornisce un periodo regolare, lascia “scappare” la ruota coronata, trasmettendo così la misura del tempo all’intero meccanismo. Un altro grave fornisce l’energia per il suono delle ore. Attraverso il consenso fornito da una camma del treno del tempo, il meccanismo mette in movimento una speciale ruota chiamata partiora, che ruota in modo rigorosamente uniforme; questa reca al suo interno tanti incavi di lunghezza crescente, ogni incavo della partiora determina il preciso numero di rintocchi della campana. Anche il gruppo di ingranaggi che servono al moto planetario, o macchina astronomica, prende energia di moto da un proprio grave che fornisce la potenza, mentre il comando all’azione arriva sempre dal treno del tempo; ciò perché lo sforzo necessario ai movimenti della macchina astronomica non infici il buon andamento o costanza della macchina del tempo. Intelligente sistema applicato per la prima volta. Sono tre macchine interagenti costituenti un complesso meccanismo, veramente straordinario per la tecnologia del tempo, che oggi troviamo sostanzialmente integro, tranne l’applicazione del pendolo che ne ha assicurato una maggior precisione. Per quanto riguarda la mostra, o quadrante esterno, i continui rifacimenti necessari a fronte dell’ingiuria del tempo lo hanno impoverito delle parti astrologiche ritenute obsolete, ma che lo rendevano eccezionale, bello e unico nel suo genere.        

La meridiana esterna e quella della sala del meccanismo

Anche le meridiane rivestono un ruolo molto importante nell’evoluzione della misura del tempo, infatti hanno “accompagnato” per molti secoli l’evoluzione dell’orologeria meccanica fungendo da preciso riferimento per la taratura; l’istante utilizzato per la regolazione era costituito dall’immagine del Sole, nel momento del transito in meridiano, o mezzogiorno locale. La meridiana esterna, che porta l’equazione del tempo medio, quello degli orologi pubblici, fu realizzata dal generale Pistoia nel 1910 su una precedente che è andata irrimediabilmente perduta. Quella interna, nella sala del meccanismo, presenta una tribolata realizzazione e ricerca di perfezione. Il tracciato originario potrebbe risalire a quel primo orologio della torre di cui si hanno incerte notizie. Al di là della loro applicazione pratica e del valore artistico che portano, questi antichi strumenti forniscono ancora importanti indicazioni. Sono figli delle abilità degli artisti che li hanno saputi realizzare e costituiscono un prezioso patrimonio per la nostra cultura scientifica, storica e religiosa; il loro valore giustifica il desiderio di conservazione. Osservare la meridiana che interagisce con la luce o ascoltare il battito preciso e possente dello scappamento del grande orologio, che imperterrito funziona da mezzo millennio, genera sempre in noi una grande ammirazione e soddisfazione.    

Il quadrante originale

La magnificenza di quest’opera, notevole per la quantità di responsi che elargiva, realizzata sulla maggior torre campanaria italiana, è conseguenza del clima di cultura e prosperità che la città di cremona ereditava dall’età comunale e conservava all’epoca delle signorie. Dalle fonti storiche disponibili sembrerebbe che il primo quadrante apparso sulla gran torre avesse un diametro di circa 4 metri, come risulta da un documento dei Prefetti della Fabbriceria datato 1471, da un dipinto del Campi e da una bella tarsia che lo rappresenta nel IX stallo di sinistra del coro della Cattedrale. Il successivo orologio dei Divizioli (padre e figlio), era decisamente più ambizioso, il quadrante misurava oltre 8 metri di diametro e fu dipinto sulla torre da Giova Battista Dordoni e Martino Pesenti su indicazioni dei Divizioli stessi. Nel centro del quadrante si trovava il disco rappresentante la Terra, da questo si dipartiva l’indice per il computo dell’ora, letta sulla corona più esterna, divisa in 24 spazi uguali segnati da numerazione romana. La posizione della prima ora era posta appena sotto una immaginaria linea orizzontale che attraversava al centro il quadrante, richiamando l’orizzonte. All’epoca, infatti, il giorno iniziava appena dopo il tramonto del Sole: al di sotto di questo immaginario orizzonte abbiamo le ore della notte, al di sopra quelle del giorno.   Intorno al disco della Terra si trovava quello della Luna con l’indice lunare. Sopra questo disco, tre figure geocentriche (un triangolo, un quadrato ed un esagono) rappresentano un terzo, un quarto ed un sesto della volta celeste, e sono chiamati anche trigono, quadratura e sestile. Queste figure, con un vertice comune “nell’occhio” della Luna, avevano, oltre ad un significato astronomico di congiunzione, opposizione, quadratura o frazione di cielo, anche dei significati astrologici. La Luna era tenuta in grandissima considerazione per gli effetti e le influenze che poteva esercitare sulla natura e sulle persone; questi effetti erano spiegati considerando la sua fase, mostrata nel foro del disco stesso e le configurazioni celesti. L’indice della luna ruotava in senso antiorario, compiva un giro in un mese indicando attraverso le “case planetarie”, tra quali stelle l’astro si trovasse. “Sul quadrante ci sono cinque indici che muovono con artifizio mirabile guidati dalla ruota dell’Orologio. L’indice primo denota le ore del giorno, il secondo è del Sole che dimostra il giorno del mese, in qual grado, e segno dello zodiaco si trova il Sole, e con quale Stella cammini, l’indice terzo è della lunazione, che dimostra il giorno della Luna ed il qual grado e segno dello zodiaco. Due altri indici che sono il capo e la coda del Dragone che dimostrano l’eclissi.”   Francesco Divizioni e il suo quadrante cinquecentesco   Il lato retto dell’indice del supporto della Luna permetteva di conoscere il giorno di lunazione attraverso una numerazione che arrivava fino a 29½ (mese sinodico o intervallo di tempo tra due ritorni dell’astro alla stessa fase). Interessante la credenza secondo la quale fase lunare e combinazioni planetarie potessero determinare periodi di piogge, questi erano indicati sulla prima corona non mobile del quadrante, sopra lo spazio riservato al moto dell’astro diurno e notturno. Intorno al disco della Luna si trovava il disco del Sole. Anch’esso ruotava in senso antiorario, l’asta con questo solidale compiva un giro in un anno e mostrava quali stelle accompagnavano il cammino dell’astro, la casa zodiacale in cui si trovava, il mese e il giorno. Ruotava invece in senso orario un doppio indice recante la testa e la coda di un drago, mitologico animale responsabile delle eclissi. Questo indice riusciva a predire il fenomeno, in quanto gli ingranaggi che lo muovevano riproducevano il “ciclo di Saros”, individuato per la prima volta dai Caldei, antico popolo della Mesopotamia. Le aste del drago compivano un giro completo del quadrante in 18 anni e 214 giorni. Scientificamente il fenomeno si spiega perché i piani orbitali della Terra e della Luna sono reciprocamente inclinati di 5 gradi. I punti di intersezione dei due piani sono detti “nodi”. Questi, in cielo, si spostano con la stessa velocità delle aste del drago e sono complanari al Sole; infatti, perché vi sia un’eclissi, i tre corpi celesti: Sole, Terra e Luna (eclissi di Luna), o Sole, Luna e Terra (eclissi di Sole), devono essere perfettamente allineati. Grande meraviglia desta il fatto che l’orologio sia in grado di segnalare un’eclissi che può avvenire in qualsiasi parte della Terra. Sulle corone più esterne erano indicate le “case planetarie” con la classica simbologia astrologica che specifica se si tratta di segni fissi, mobili o comuni (FIX, MO, CO), o di segni mascolini o femminei (M o F). Erano pure indicate le caratteristiche del segno in relazione alla teoria aristotelica dei quattro elementi (terra, aria, acqua, fuoco). Purtroppo l’ingiuria del tempo ben presto scolorì sulla torre il dipinto. Già nel 1623, anno della morte di Francesco Divizioli, si eseguì un primo restauro conservativo, altri ne seguirono. Un radicale sconvolgimento del quadrante avvenne nel “secolo dei lumi”. L’occasione per il rifacimento generale del quadrante fu offerta ad Amicino Ravizza (1757-1815), insegnante del ginnasio cittadino, costruttore di strumenti scientifici e sopraintendente all’orologio. Convinto assertore del rinnovamento, il Ravizza colse l’ordine dell’Imperial Regio Governo Austriaco che voleva una numerazione per gli orologi pubblici in doppia scala da I a XII, con mezzogiorno e mezzanotte sulla verticale, secondo l’uso d’oltralpe. In quel rifacimento soppresse gran parte delle indicazioni di carattere astrologico, riducendo così la bellezza, la ricchezza e l’eccezionalità di un quadrante che voleva rendere pubbliche cose che appartenevano soltanto agli uomini dotti. Il moto degli indici è sempre rimasto lo stesso.  
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